“L’importante è che la madre e il bambino stiano bene!”: quante volte lo abbiamo detto o sentito dire?

Eppure no, non è così, o almeno non solo.

La nascita è un momento potentissimo, da vedere in una visione un po’ più completa e complessa.

Perchè una nascita sia una nascita dolce e gentile e bella, dunque, non è sufficiente che il parto vada bene, ma che tutto il percorso, dal concepimento al puerperio, sia seguito e assistito, personalizzato il più possibile, e soprattutto rispettoso.

Purtroppo non sempre è così, e spesso anche nei casi in cui la madre e il figlio stanno bene, si celano delle ferite, fisiche o emotive.

Lo ha raccontato molto bene la campagna #bastatacere che nel 2016 è letteralmente esplosa per denunciare la violenza ostetrica e che in pochissimi giorni ha raccolto milioni di testiomonianze e adesioni di donne che proprio nel processo della nascita hanno subito abusi verbali, fisici e emotivi.

Quelle donne, sane con figli sani, felici però non lo sono affatto.

Un’esperienza mal vissuta tesse trame malsane a partire da una donna e dal neonato; ma su larga scala questo cosa comporterà? Se la famiglia rappresenta il primo nucleo sociale, allora forse l’intervento di salute e benessere va mirato al singolo per poi “guarire” una intera società, che man mano pare sempre più affaticata, anaffettiva e malata.

“Un parto inaspettato, che non è andato come speravamo. Una nascita che ci ha causato una ferita emotiva dalla quale non riusciamo a riprenderci”. “Guardo il mio bambino .. è bravo .. ma non riesco ad affezionarmi a lui”. “Dovrei essere felice .. ma non è così”.

In Casa maternità sono arrivate tante mamme ferite, che avevano semplicemente bisogno di riconoscere la ferita e che qualcuno riconoscesse la violenza subita, per poi superarla e guarirla; o che, anche quando tutto era andato bene, avevano la grande necessità di rielaborare l’esperienza del parto perché in loro delle emozioni non avevano ancora trovato risposta.

Per questo abbiamo pensato ad un percorso per RIPENSARE LA NASCITA che è stata: tre incontri di accompagnamento alla rielaborazione del parto, guidati e sostenuti da un’ostetrica ed una psicologa.

Gli incontri prevedono un lavoro esperienziale, l’uso della voce, esercizi di chiusura e ricontatto del proprio corpo, confronto di gruppo, visualizzazioni e rilassamento, espressione della rabbia e contenimento, pacificazione.

 

Per info su date e costi: info@casaprimaluce.it

RIPENSARE LA NASCITA, un percorso per superare il “trauma” del parto