fiore psicofoniaLa voce non è solo espressione dell’anima; la voce è l’anima”, commenta Anna Ruocco di Casa maternità Prima Luce, che dopo 20 anni di esperienza nell’assistenza alla nascita, in ospedale e a domicilio, ha deciso di scoprire meglio la potenza della voce. “Ho seguito il corso di Elisa Benassi sulla Psicofonia e mi è cambiata la vita, sia personale che professionale”. La Psicofonia nasce dall’intuizione di Marie Louise Aucher, cantante professionista, che nel 1965 aveva già scoperto una precisa relazione tra corpo umano e suoni, e aveva deciso di applicare le sue teorie e scoperte sulla voce in altri ambiti, con i bambini sordomuti, o per esempio, coi neonati e con le donne in gravidanza.

La Psicofonia è un percorso auto-sperimentale di conoscenza e riconoscimento di sé attraverso la propria voce, in cui il canto nasce come evento interno al corpo e, attraverso la vibrazione della voce cantata e parlata, armonizza -secondo le parole dell’autrice- l’uomo, i suoni, i ritmi, il verbo, creando pazientemente una sintesi personale di equilibrio.

La Psicofonia crede fermamente che l’uso corretto della voce agisca unitamente sia sul corpo che sulla mente, poiché regola involontariamente le funzioni vitali quali respirazione, ritmo cardiaco, pressione cardiaca, e faciliti la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno. Questo metodo di espressione vocale si può utilizzare in affiancamento alla psicoterapia poiché facilita la comunicazione e migliora i disturbi provocati da stress e ansia; si è rivelata importante nella cura di problemi motori di origine neurologica o legati allo sviluppo mentale e del linguaggio. “E poi in gravidanza – continua Anna – quando due corpi vibrano e ricontattare quelle corde vibranti favorisce la loro relazione. La donna in gravidanza vive un forte momento di regressione, e attraverso l’uso della voce si possono abbattere le barriere razionali, le inibizioni, i modelli costruiti, per tornare alla natura di mammifero, che consente di stare in sintonia con l’essenza dell’essere bambino”.

Aucher insieme a Leboyer si era accorta che i neonati delle cantanti che lei esercitava presentavano una particolare tonìa alla nuca e agli arti superiori, erano precoci in alcuni movimenti e dallo sguardo attento. I figli di cantanti uomini, di contro, parevano molto più tonici nella parte inferiore del corpo, sgambettanti e agili: da qui hanno compreso che la voce della mamma è determinante per lo sviluppo in utero, come lo è la voce del padre, in modo assolutamente complementare.

La Psicofonia divide la gravidanza in trimestri, a seconda delle fasi di sviluppo del feto, e accompagna la mamma per tutta la durata dell’attesa, nell’accettazione del nuovo stato, per accogliere le nausee, cercando di facilitare la relazione e il dialogo con il bimbo quando ancora non si fa sentire nei suoi movimenti”. Per fare tutto questo sono state create delle sinfonie armoniche, che sollecitano alcuni punti e alcuni stati. “L’esperienza della Psicofonia permette di ascoltare nel corpo e nella mente le modificazioni che inconsciamente porta la voce. Cantando con le mani sul cuore si scopre una voce dolce, che riporta ai ricordi d’infanzia. Vibrando al livello del ventre, la voce si fa più profonda e riconnette alla terra. Quando la voce sale, il corpo è sostenuto e ha tono, i diaframmi accompagnano verso l’alto, dando tonicità e forza. In pochi momenti della vita la voce va verso il basso in apertura del perineo: appunto a fine gravidanza  per dare direzione e potenza alla nascita.

Come riportato da Elisa Benassi, uno studio del reparto maternità dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova ha rilevato che i tempi del travaglio con il Training Psicofonetico per il parto (TPFP) ruotano intorno alle 2-5 ore per le primipare e che le episiotomie calano del 30%, grazie ad un accompagnamento nel canale del parto più consapevole, dolce e armonico.

“Nel post parto – conclude l’ostetrica – il canto è liberatorio anche per sciogliere i sensi di colpa, la consapevolezza, per raccogliere l’esperienza e accogliere il bambino sognato, immaginato e poi concreto. La Psicofonia diventa con il tempo quasi uno strumento di autoguarigione. La donna trova la sua corda, si allena a sentire le sue vibrazioni e il suo corpo, così da imparare ad attivarlo. Io credo profondamente nel detto Canta che ti passa: sono endorfine allo stato puro. Durante gli esercizi ci lasciamo andare del tutto, ma poi ci tiriamo su. Una lezione di Psicofonia finisce sempre con il morale alto e una bella sensazione di benessere”.

Dopo la nascita il percorso propone incontri di Psicofonia mamma-bambino, cantare lui, con lui, non solo come strumento di relazione ma come strategia di supporto pedagogico.

 

Intervista per Giovani Genitori

Psicofonia: la voce è l’anima

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