Il mio Carletto è nato a casa, in una splendida mattina di inizio autunno e mai avrei pensato di poter fare qualcosa di tanto grande e potente.
Quello del parto in casa è un percorso non sempre facile, per questo è necessario che ci sia qualcuno vicino pronto a indicare la via. Io questo qualcuno l’ho trovato nelle ostetriche che, giorno dopo giorno, telefonata dopo telefonata, messaggio dopo messaggio mi hanno aiutato a credere in me stessa, trovando le parole giuste per spronarmi a perseverare senza arrendermi a chi mi diceva che io e Carlo non andavamo bene.

Nei nove mesi di attesa in tanti mi hanno detto che non eravamo giusti, troppo grosso il mio bimbo, troppo grande la mia pancia, eppure la verità era solo una, io ero perfetta per Carlo e Carlo era perfetto per me. Io la sua mamma, lui il mio bambino. Se avessi ascoltato chi mi instillava dubbi su dubbi probabilmente avrei affrontato un’induzione alla trentottesima settimana. Ho preferito lasciar fare alla natura e così il mio Carlo è arrivato esattamente quando sarebbe dovuto arrivare, anzi, con un giorno di anticipo, senza nessun intervento esterno e senza manovre per velocizzare.
Fino alla mattina del parto non ero sicura di partorire a casa, diciamo che era il piano B, quello A era fare il travaglio a casa e da li spostarsi in ospedale, nel dubbio però era tutto pronto per accogliere il mio bimbo tra le mura di casa sua. La decisione finale non l’ha presa la mia testa, ma il mio corpo, in maniera quasi irrazionale. Ad ogni tentativo di vestirmi mi arrivava infatti una contrazione, quindi la domanda :
“Silvia, ma tu vuoi davvero andare in ospedale?”
“NO”
Non so neanche da dove mi sia uscito quel no così forte, deciso e sicuro, ma è arrivato e ha fatto la differenza. Un paio d’ore dopo Carlo era tra le mie braccia, un meraviglioso porcellino di 3,840 gr nato nella cameretta di sua sorella, che mai un momento ci ha lasciati.

Questa gravidanza e questo parto mi hanno insegnato una cosa, fare piani non serve, quello che stiamo facendo è il piano. Non serve programmare, organizzare, pianificare. La vita prenderà da sola la strada più giusta per noi, dobbiamo solo metterci in attesa e accogliere tutto ciò che ci verrà dato, imparando a goderci ogni singolo momento. Io avevo pianificato tutto, ogni spostamento della mia bimba nel caso avessi partorito di mattino, pomeriggio o sera, tutto il quartiere era stato allertato, i nonni che abitano a un’ora da noi attendevano una nostra telefonata e invece, mentre tutti aspettavano nostre notizie o sapere se portare Emma a scuola, noi eravamo sul letto a mangiare pasticcini con Carlo tra le braccia.

Con questo parto credo di aver fatto la pace con la mia prima gravidanza, vissuta da spettatrice anziché da protagonista. Ho scoperto come può essere bello il dopo parto, mi sono sentita accudita e con qualcuno pronto ad aiutarmi specialmente nelle prime settimane con il bambino. Ho visto nascere una sorella, innamorata pazza di quel fratello che fino al giorno prima non voleva nemmeno sentire nominare.

Carlo ancora adesso si sveglia e la prima cosa che fa è ridere e io so che tutta questa serenità arriva dal modo dolce con cui noi lo abbiamo accolto.

Mi dicevano che non eravamo giusti

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